Contano le favole delle buonanotte e i baci del buongiorno

Sono cresciuta in una famiglia di stampo patriarcale, una famiglia benestante creatasi dal nulla con la forza lavoro , la propria.

I miei primi ricordi risalgono agli anni 90.
Erano gli anni in cui lo status sociale era importante, la popolarità e l’onore erano da mantenere..
erano gli anni dell’inverno al mare coi nonni e l’estate al mare con la mamma.

Erano gli anni in cui papà lavorava sempre e la mamma si occupava dei figli.

Con gli occhi di una bambina è difficile capire tante cose …ma tante altre invece le capisci bene, e alcune ti colpiscono proprio, altre ti sembrano un pugno dritto allo stomaco.

Abbastanza presto ho iniziato a pensare a cosa mi piacesse e cosa no, di quello stile di vita e di quella routine.

Una linea di pensiero che non trovavo mia…che era comune, che era tradizione, ma a cui io faticavo a uniformarmi.

Sono passati 30 anni dai miei primi ricordi,
E ancora oggi son più vive in me le mancanze delle presenze.

Che sicuramente ci sono state, tante, ma che da bambino non noti, perché noti quello che non hai senza badare a quello che hai.

Ricordo i ritardi all’uscita da scuola,
Il saggio di danza con sempre e solo io e mamma ..
Ricordo le litigate, ricordo la TV la sera in stanze separate.
Ricordo le domeniche senza papà, perché era al lavoro.
Ricordo le tensioni e i problemi,
Ricordo più stress che sorrisi.

Pensare ai miei ricordi di bambina mi aiuta spesso a capire che genitore voglio essere… Penso a che ricordi voglio che i miei figli abbiano di me, di noi.

Quando mi chiedo se ci sto riuscendo, non sempre la risposta mi piace.

Di certo negli ultimi anni, soprattutto gli ultimi 2, ho pensato molto.


È passato un anno esatto dalla scomparsa di entrambi i miei genitori e in questo tempo mi sono chiesta, molto più di prima,
se davvero ne valeva la pena …

Il lavoro prima di tutto, anche la domenica,
L’orgoglio, la rabbia, le regole, i litigi.

Il cibo ricco, il bicchierino dopo cena.

Gli armadi pieni di vestiti senza occasioni in cui metterli,
La casa grande senza nessuno che ti venga a trovare.

Il nome e una facciata da difendere fuori casa,
Tutto che si sgretola dentro casa.

Far finta di stare bene per vergogna … non chiedere aiuto e poi non avere più una vita per cui vergognarsi.

In questi anni ho imparato, e oggi più di prima sono sicura che :

Contano i soldi, se li usi per stare meglio e insieme. Conta il lavoro, se ti rende felice e soddisfatto.

Contano gli attimi, tutti. Contano i sorrisi, contano le battute. Contano le presenze, i balli, il solletico, i giochi. Contano le risate a crepapelle, contano gli abbracci, contano i disegni dedicati.

Contano le favole della buona notte e i baci del buongiorno. Contano i ricordi …. e vi auguro di averne di bellissimi e di lasciarne di ancora migliori.

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